Domenica mattina nuovo “Mercato del contadino”

Tutte le domeniche mattina appuntamento con il mercato del contadino, di

Pianeta Mercati, al piazzale del caffè letterario “Luigi Pirandello” Agrigento.

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Vendita diretta dei prodotti agricoli, tutto sulla nuova legge regionale in Sicilia

La legge n. 17 del 12 ottobre 2018 inerente la vendita diretta dei prodotti agricoli, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Regionale Siciliana del venerdì 19 ottobre è finalmente legge. La Regione ha dovuto colmare il vuoto legislativo esistente in ragione della risoluzione del Ministero dello sviluppo economico n. 59196 del 9 febbraio 2018 e non solo, inerente la vendita diretta.
Ma veniamo all’articolato. L’ articolo 1 della nuova norma prevede che l’esercizio della vendita diretta al dettaglio dei prodotti agricoli deve essere effettuata esclusivamente da parte degli imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 c.c., in forma individuale o associata, iscritti nel registro delle imprese di cui all’art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580.
L’articolo 2135 del Codice civile stabilisce che sono da considerarsi attività agricole connesse la manipolazione, trasformazione, conservazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti agricoli ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o dall’allevamento di animali.
Sono qualificate società agricole quelle che hanno per oggetto sociale l’esercizio esclusivo di attività agricole e connesse di cui all’articolo 2135 del Codice civile e nella denominazione hanno indicato per esteso la locuzione «società agricole».
Le società agricole, con i requisiti per il riconoscimento di tale qualifica, possono beneficiare di una serie di agevolazioni, in particolare fiscali, tra le quali ad esempio l’esenzione dalla normativa sulle società di comodo, nonché la possibilità di optare per la tassazione catastale del reddito derivante dalle attività agricole (relativamente a snc, sas, srl e cooperative), la possibilità di ottenere la qualifica di iap – imprenditore agricolo professionale (quando un socio, oppure un amministratore per le società di capitali risulta iap o coltivatore diretto e iscritto come tale all’Inps), e beneficiare così delle agevolazioni sull’acquisto dei terreni agricoli previste dalla normativa sulla piccola proprietà contadina, nonché le agevolazioni sull’Imu.
Inoltre va ricordato che le società semplici non possono svolgere attività commerciali e devono quindi restare nell’ambito dell’agricoltura come tipologia di attività esercitata.
Chiara quindi l’importanza, per le società, di definire se la propria attività rispetta i confini posti dall’articolo 2135 del Codice civile.
La vendita diretta al dettaglio deve essere effettuata con prodotti agricoli provenienti in misura prevalente dalle aziende condotte o coltivate dai imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 c.c., in forma individuale o associata, iscritti nel registro delle imprese di cui all’art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580.
I prodotti posti in vendita si considerano provenienti prevalentemente da un’azienda agricola quando, avuto riguardo ad un medesimo comparto agronomico, i prodotti acquistati da terzi produttori siano quantitativamente inferiori a quelli prodotti nell’azienda agricola. Se la vendita diretta ha ad oggetto prodotti appartenenti a comparti agronomici differenti, si ha prevalenza dei prodotti provenienti dall’azienda agricola qualora gli stessi abbiano un valore maggiore rispetto a quelli acquistati da terzi produttori.
I prodotti derivati, ottenuti a seguito di attività di manipolazione o trasformazione di prodotti agricoli e zootecnici finalizzate al completo sfruttamento del ciclo produttivo dell’impresa, si considerano aziendali se i prodotti impiegati sono prevalenti per quantità o per valore.
L’Agenzia delle entrate, sugli aspetti fiscali delle attività agricole connesse, ha evidenziato che per essere considerate tali, ed eventualmente beneficiare degli appositi regimi (per snc, sas o srl il reddito delle attività connesse va, però, comunque determinato analiticamente), le attività devono sempre comprendere la trasformazione o manipolazione dei prodotti agricoli, prevalentemente propri, non potendosi riferire anche alle altre attività elencate dal Codice civile, quali la conservazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti agricoli.
Mentre l’applicazione fiscale della normativa è stata definita con chiarezza, restano maggiori incertezze relativamente all’interpretazione della norma civilistica, dalla quale deriva la qualifica di società agricola.
Coloro che svolgono la vendita diretta dei propri prodotti spesso avrebbero necessità di poter vendere anche prodotti di terzi, per ampliare la propria offerta. La stessa normativa sulla vendita diretta dei prodotti agricoli prevede, peraltro, che le imprese agricole, con comunicazione al Comune, possono vendere direttamente al dettaglio in tutto il territorio dello Stato i prodotti provenienti in misura prevalente dalla propria azienda (anche trasformati). La vendita di prodotti di terzi, senza che vi sia una fase di trasformazione o manipolazione in azienda, dal punto di vista fiscale riconduce chiaramente sempre a un’attività il cui reddito deve essere determinato analiticamente come reddito d’impresa. Resta da definire se possa rientrare nell’esercizio delle attività agricole e connesse di cui all’articolo 2135 del Codice civile, senza quindi far perdere la qualifica di società agricola.
Posto il fondamentale tassello che i prodotti propri debbano essere prevalenti, va rilevato che il Codice civile parla anche di commercializzazione di prodotti agricoli (quindi prodotti acquistati da terzi e poi rivenduti).
L’esercizio dell’attività di vendita diretta dei prodotti agricoli di cui all’articolo 2135 del Codice civile deve essere preceduto da una comunicazione di inizio attività ai sensi dell’art. 4 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228 e successive modifiche ed integrazioni e del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222.
Mentre, non è soggetta ad alcuna comunicazione espletata dai soggetti titolati per l’attività di vendita diretta effettuata su superfici all’aperto nell’ambito dell’azienda agricola o di altre aree private di cui gli imprenditori agricoli abbiano la disponibilità in forza di titolo legittimo nonché la vendita esercitata in occasione di sagre, fiere, manifestazioni a carattere religioso, benefico o politico o di promozione dei prodotti tipici o locali.
Inoltre, alle imprese agricole che esercitano la vendita diretta nei limiti e con le modalità previste dalla presente legge e dal predetto art. 4 del decreto legislativo n. 228 del 2001, non si applica la disciplina in materia di commercio (scontrino fiscale, ecc.), fatta salva l’osservanza delle disposizioni vigenti in materia di igiene e sanità.
Riguardo la vendita diretta mediante il commercio elettronico e l’utilizzo di distributori automatici ovunque collocati, può essere iniziata contestualmente all’invio della comunicazione al Comune del luogo ove è ubicata l’azienda di produzione. La collocazione dei distributori automatici presuppone una autorizzazione da parte dell’Ente locale per la sua collocazione su suolo pubblico.
I Comuni devono riservare ai soggetti titolati almeno il venti per cento del totale dei posteggi su aree pubbliche destinate al commercio al dettaglio o di altre aree pubbliche espressamente individuate dall’Ente locale, ed il venti per cento della superficie dei mercati all’ingrosso, qualora aperti alla vendita diretta al consumatore.
Al fine di favorire l’acquisto dei prodotti agricoli che abbiano un legame diretto con il territorio di produzione e di assicurare un’adeguata informazione ai consumatori sull’origine e sulle specificità degli stessi prodotti, i Comuni, nell’ambito del proprio territorio, destinano aree per la realizzazione di mercati conformi ai criteri contenuti nel decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali del 20 novembre 2007 e riservati agli imprenditori agricoli esercenti la vendita diretta.
In attuazione dei principi di cui all’art. 41 della Costituzione è fatta salva la facoltà per gli imprenditori agricoli, anche attraverso le associazioni di produttori e di categoria, di costituire mercati riservati alla vendita diretta su area privata ovvero su area pubblica espressamente individuata dal Comune, non riconducibili alle tipologie di mercati di cui al citato decreto ministeriale 20 novembre 2007, purché nel rispetto delle vigenti norme igienico sanitarie.
In conformità a quanto previsto dall’art. 4, comma 8-bis del decreto legislativo n. 228/2001 e successive modifiche e integrazioni e tenuto conto di quanto stabilito dall’art. 34 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, nell’ambito dell’esercizio della vendita diretta è consentito vendere prodotti agricoli, anche manipolati o trasformati, già pronti per il consumo mediante l’utilizzo di strutture mobili nella disponibilità dell’impresa agricola anche in modalità itinerante, su aree pubbliche o private nonché il consumo immediato dei prodotti oggetto di vendita utilizzando i locali e gli arredi nella disponibilità dell’imprenditore agricolo con l’esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l’osservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie.
Le Amministrazioni comunali possono ridurre fino a un massimo del cinquanta per cento il contributo per il rilascio del permesso di costruire per le strutture di vendita ed i centri commerciali nei quali si esercita anche la vendita diretta di prodotti agricoli da parte degli imprenditori di cui all’art. 1 limitatamente alle aree di vendita a tale scopo destinate.
Riguardo l’attività di vendita diretta dei prodotti agricoli disciplinata dalla presente legge non comporta cambio di destinazione d’uso dei locali ove si svolge la vendita e può esercitarsi su tutto il territorio comunale a prescindere dalla destinazione urbanistica della zona in cui sono ubicati i locali a ciò destinati, fermo il rispetto di quanto disposto dall’articolo 23 ter, comma 2 del DPR 380/2001 e successive modifiche ed integrazioni.
Le Amministrazioni locali devono provvedere a semplificare le procedure per l’installazione temporanea o permanente di insegne per gli imprenditori agricoli che ne facciano richiesta al fine di agevolare l’individuazione da parte dei consumatori dei punti di vendita diretta, anche dei mercati; decorso il termine di sessanta giorni dalla presentazione dell’istanza al Comune di appartenenza, nel silenzio di quest’ultimo, equivale in ogni caso ad autorizzazione alla installazione delle insegne.
Riguardo alcuni aspetti fiscali e contabili va ricordato che: per la vendita diretta di prodotti agricoli, si ricorda che per i corrispettivi incassati non deve essere rilasciato scontrino o ricevuta fiscale, solo se l’agricoltore applica il regime speciale Iva agricolo, dovendo solamente annotare gli incassi giornalieri nel registro dei corrispettivi.
Gli agricoltori possono, con la stessa comunicazione per la vendita diretta, vendere anche prodotti acquistati da terzi, in misura non prevalente rispetto alla propria produzione, nel limite di 160.000 euro di ricavi, per le ditte individuali, e 4 milioni di euro per le società.
L’articolo 2135 del Codice civile stabilisce che sono da considerarsi attività agricole connesse la manipolazione, trasformazione, conservazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti agricoli ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o dall’allevamento di animali.
Tale vendita di prodotti di terzi, senza che vi sia una fase di trasformazione o manipolazione in azienda, se dal punto di vista fiscale riconduce chiaramente sempre a un’attività commerciale il cui reddito deve essere determinato analiticamente come reddito d’impresa, dovrebbe poter rientrare civilisticamente nell’esercizio delle attività agricole e connesse di cui all’articolo 2135 del Codice civile, senza quindi far perdere (nel caso di società) la qualifica di società agricola.
Quando l’azienda agricola effettua la vendita diretta dei prodotti agricoli c’è la possibilità del consumo immediato degli stessi prodotti utilizzando spazi, ovvero locali e arredi che sono nelle disponibilità dell’agricoltore (senza però che vi sia servizio di somministrazione). Su quest’argomento è intervenuto il Ministero dello sviluppo economico con la risoluzione citata in precedenza, affermando che per tale attività, svolta nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, è possibile mettere a disposizione dei clienti bicchieri, piatti, posate e tovaglioli, e non necessariamente a perdere (di plastica); questo non implica quindi che vi sia somministrazione. Oltretutto, nella precedente risoluzione n. 380940 del 20-9-2017 lo stesso Ministero ha chiarito che per tale attività c’è la possibilità di utilizzare anche locali, superfici e aree nella disponibilità dell’imprenditore, anche se diversi o lontani dai fondi rustici aziendali.
Con la legge di bilancio 2018 è stata inoltre consentita la vendita, anche itinerante, su aree pubbliche o private, di prodotti agricoli anche manipolati o trasformati, già pronti per il consumo, con l’utilizzo di strutture mobili nella disponibilità dell’azienda agricola.
L’Anci – Associazione nazionale comuni italiani è intervenuta sull’argomento con una nota nella quale vengono specificati alcuni aspetti. Tale vendita può essere effettuata in tutto il territorio nazionale, nel corso dell’intero anno, servendosi di qualsiasi bene mobile purché idoneo dal punto di vista igienico-sanitario, con strutture in disponibilità dell’azienda e non necessariamente in proprietà.
Infine, i prodotti già pronti per il consumo sono quelli che non necessitano di cottura sul posto, ma eventualmente sono solo riscaldati, senza che vi sia manipolazione sul posto. »
L’azienda agricola che effettua vendita diretta può mettere a disposizione dell’acquirente bicchieri di vetro per il consumo immediato del prodotto.

Articolo da “Siciliaagricoltura”

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Inaugurazione mercato ad Agrigento

Domenica 9 dicembre nuovo mercato del contadino, di Pianeta Mercati,

ad Agrigento nel bellissimo sito storico del caffè letterario “Luigi Pirandello”

piazzale Caos. Alla presenza dell’amministrazione comunale di Agrigento e di

Confartigianato Imprese Agrigento le aziende agricole associate a Pianeta Mercati

esporranno dalle ore 7,00 alle 14,00.

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Nuovo mercato del contadino

Nuova inaugurazione 9 dicembre ore 9.30 del

mercato del contadino ad Agrigento, esattamente

nella bellissima ed affascinante location dove è ubicata la casa di

Luigi Pirandello: Caffè letterario “Luigi Pirandello” Caos.

Le aziende agricole di Pianeta Mercati esporranno la loro produzione che va dagli

ortaggi alla frutta fresca, dalla ricotta calda ai formaggi, dalla frutta secca al vino,

dai biscotti alla pasta fresca, dall’olio alle olive e conserve, ecc.

 

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Km 0 – MANGIA LOCALE

Un ritorno al passato

L’idea di prodotti a chilometro zero piace a un numero sempre maggiore di persone e gli aspetti positivi di questo modo di fare acquisti sono davvero tanti.
Il mangiare a km 0 acquistato presso i produttori agricoli vicini a noi ci insegna a riscoprire la stagionalità dei prodotti del nostro territorio.

Acquistando i prodotti a km 0 ci consente di conoscere di persona il produttore agricolo e ci permette un contatto diretto con i processi e le persone che stanno dietro al formaggio, alla carne, alla frutta e alle verdure che poi mangeremo.
Il contadino vende i prodotti tradizionali della sua azienda, attraverso i mercati del contadino mentre il consumatore cha fa la spesa a km 0, sa di comperare merce freschissima, risparmiando.
Con questo modo di fare la spesa impariamo a conoscere la stagionalità e la tipicità dei prodotti locali, divenendo dei consumatori consapevoli ed esperti.

L’importanza di un ritorno al consumo dei prodotti di stagione è fondamentale, senza più accettare le scelte che ci vengono imposte dalle multinazionali e dalle grandi catene di distribuzione.

Dal produttore al consumatore, un motto vincente!

  

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I vantaggi della vendita diretta da parte degli agricoltori

Fisco
1. I ricavi della vendita diretta possono essere considerati come parte del reddito agrario, alla pari dei ricavi derivanti dalla normale attività agricola esercitata dall’impresa agricola, e quindi gli agricoltori possono beneficiare delle varie agevolazioni fiscali che riguardano, in particolare, la determinazione del reddito imponibile dell’azienda, le aliquote IRPEF e IRAP applicabili, il regime IVA applicato.
2. Inoltre, nel caso in cui il volume d’affari sia inferiore ai € 7.000 annui, l’agricoltore può optare per il regime di esonero Iva con la possibilità di essere esentato dall’emissione di fatture per le vendite, dalla registrazione delle fatture e tenuta della contabilità, dalla presentazione delle dichiarazioni annuali Iva. Gli unici adempimenti obbligatori per l’agricoltore consisterebbero solo nella numerazione e conservazione delle fatture di acquisto e delle copie delle autofatture emesse dagli acquirenti (in possesso di P. IVA).
3. Le cessioni di prodotti agricoli effettuate dai produttori agricoli direttamente sul proprio fondo non sono poi assoggettate all’obbligo di emissione dello scontrino, purché tali soggetti rientrino nel regime speciale di detrazione d’imposta previsto dall’art. 34 del DPR n. 633 del 1972. E gli imprenditori agricoli possono anche vendere prodotti non provenienti dai propri campi a patto che non siano “prevalenti” sul totale della merce commercializzata. Ciò significa che ciascun soggetto che opera nella vendita diretta deve commercializzare almeno il 51% di prodotti propri.

Regole amministrative
4. Gli agricoltori che effettuano la vendita diretta non sono oggi obbligati a rispettare le norme stabilite per le normali attività commerciali previste dal decreto legislativo 114/1998. In questo senso, non sono obbligati ad avere i requisiti professionali normalmente richiesti per chi apre un’attività commerciale nel settore alimentare (es. aver frequentato un corso professionale per il commercio alimentare o aver lavorato almeno 2 anni nell’ultimo quinquennio nel settore della distribuzione alimentare). Non sono obbligati a rispettare la normativa comunitaria igienico sanitaria, potendo vendere direttamente al dettaglio sia i propri prodotti che i prodotti trasformati in azienda (es. frutta a pezzetti, insalate pronte, formaggi, carne macellata, etc.), ottenuti a seguito di un’attività di manipolazione delle materie prime, senza tuttavia l’obbligo di formazione, a cui è invece soggetto l’operatore commerciale.
5. Il prodotto posto in vendita dall’imprenditore agricolo non deve riportare il prezzo, né indicare il prezzo per unità di misura. Al contrario, gli operatori commerciali hanno l’obbligo di indicare, in modo chiaro, univoco e leggibile, per ogni prodotto offerto in vendita il prezzo di vendita e per unità di misura.
6. Al consumatore che acquista nei mercati agricoli non vengono fornite una serie di informazioni quali ad esempio: la varietà, l’origine, il calibro e la categoria dei prodotti che sono, invece, obbligatorie nel caso di vendita di prodotti sfusi. Gli imprenditori agricoli che partecipano alla vendita diretta su “aree pubbliche” non sono soggetti al pagamento dei contribuiti e degli oneri (ad es. raccolta rifiuti, allacciamento elettrico) cui sono soggetti, invece, gli operatori ambulanti.

Articolo da: Confcommercio.it

  

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Vuoi crearti un lavoro? Entra nel mondo dell’agricoltura! Scopri come fare e le agevolazioni sul mondo agricolo.

Partita IVA Agricola
L’agricoltura italiana è uno dei pochi settori a non essere in crisi e ciò è dovuto al fatto che le aziende agricole possono usufruire di diverse agevolazioni soprattutto a livello fiscale.

Il codice civile italiano definisce l’imprenditore agricolo come un individuo che è in possesso di Partita IVA ed esercita alcune attività nell’ambito della coltivazione dei terreni e dell’allevamento di animali e tutto ciò che è collegato a tali attività, come ad esempio la trasformazione e la conservazione dei beni ottenuti coltivando terreni e allevando animali.

Quali sono i vantaggi di un’azienda agricola?
Le aziende agricole possono usufruire di alcuni vantaggi che riguardano i regimi fiscali che si possono sfruttare. Il primo di questi regimi fiscali è detto “regime di esonero” e riguarda le aziende con un fatturato massimo di 7.000 Euro all’anno.

Chi rientra in questo regime fiscale non ha l’obbligo di emettere fatture né di presentare la dichiarazione dei redditi.
Gli altri due regimi fiscali che si possono applicare alle aziende agricole sono quello semplificato e quello ordinario, nel caso in cui non si rientri nei requisiti per poter usufruire degli altri due regimi.

Che cosa bisogna fare per aprire una Partita IVA agricola?
Per aprire una partita Iva agricola è sufficiente recarsi da un commercialista dopodiché bisogna compilare uno o più moduli in base al tipo di azienda che si desidera avviare. Non è necessario possedere un terreno, poiché è anche possibile prenderli eventualmente in affitto o in comodato, ma se si possiede un terreno è necessario allegare alla richiesta per la Partita IVA agricola anche una visura e il titolo di possesso del terreno stesso.

Quali sono i costi legati a un’azienda agricola?
Le aziende agricole sono fra le meno costose a livello di gestione e imposte. All’avvio dell’impresa bisogna solamente pagare il cosiddetto “diritto camerale”, che ammonta a meno di 100 Euro. Il contributo minimo INPS si aggira intorno ai 1.500 Euro contro i quasi 3.000 Euro dovuti dagli altri tipi di imprese.

  

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Agricoltura, Musumeci: “Al via le iniziative per contrastare la crisi”

A meno di una settimana dall’incontro di Vittoria, il governo regionale è passato dagli impegni ai fatti: la richiesta al ministero per le Politiche agricole dello stato di crisi per il comparto orticolo e per quello delle nocciole; l’attivazione di provvedimenti emergenziali per le aziende colpite da avversità atmosferiche; l’istituzione di un tavolo tecnico insieme a tutti i soggetti coinvolti; l’inserimento nella legge di stabilità di misure per contrastare le patologie delle coltivazioni; una campagna straordinaria di controllo sui prodotti agroalimentari importati. Sono questi alcuni degli impegni assunti dal governo regionale dopo l’incontro del presidente Nello Musumeci con una delegazione del ‘Comitato anticrisi agricoltura Sicilia’. Provvedimenti adottati con urgenza per mitigare gli effetti della crisi di mercato per alcune delle più importanti produzioni ortofrutticole dell’Isola.
“La Regione – afferma il presidente Nello Musumeci – non poteva restare sorda al grido d’allarme lanciato dagli agricoltori del Ragusano le cui eccellenze raggiungono le tavole di tutti gli italiani, ma i cui margini di guadagno sono ormai azzerati. Non ci facciamo illusioni, ma il primo passo è stato compiuto”.
Nel contempo, si è iniziato a lavorare per la sottoscrizione di un accordo di filiera per valorizzare le produzioni agroalimentari siciliane. Una prima riunione, alla quale hanno partecipato alcuni rappresentanti della Grande distribuzione organizzata in Sicilia, si è tenuta a Palazzo d’Orleans. È stato fatto il punto sull’attuale situazione e sulle criticità del comparto, a cominciare dall’eccessiva polverizzazione e frammentazione delle aziende agricole che rappresenta un male antico soprattutto nel Meridione e che priva i produttori di una seria capacità contrattuale con i venditori. E proprio i temi della mancanza di rapporti con i mercati, della concorrenza sleale con i prodotti che arrivano soprattutto dal Magreb e della necessità di prezzi concordati, sono stati gli argomenti affrontati nella lunga riunione alla quale erano presenti anche gli assessori all’Agricoltura, Edy Bandiera, e alle Attività produttive, Mimmo Turano.
“Questo primo incontro – aggiunge il presidente Musumeci – è stato proficuo. Nei prossimi giorni ci confronteremo con altri rappresentanti della Grande distribuzione e sono fiducioso che troveremo, in tempi rapidi, una soluzione utile per tutti”.
La stipula di un accordo di filiera che veda la Regione protagonista servirà anche a specificare meglio il ruolo di tutti gli ‘attori’ nel lungo, e molte volte tortuoso, percorso dal ‘campo alla tavola’ e che per i produttori è sempre meno remunerativo.
“Per troppo tempo – dichiara l’assessore Edy Bandiera – buona parte della Grande distribuzione ha posto alla base delle proprie scelte il criterio del prezzo più basso. Questo è andato a grave nocumento delle produzioni siciliane di qualità. È doveroso invertire la tendenza e c’è un moderato ottimismo che la strada intrapresa sia quella che consentirà ai nostri prodotti maggiore attenzione e spazio nelle grandi strutture di vendita”.
Intanto, il dirigente generale del dipartimento regionale dell’Agricoltura è volato a Roma per incontrare il direttore dell’Ismea, Raffaele Borriello, che ha dato ampia disponibilità ad attivare i meccanismi della sospensione di scadenze per gli agricoltori obbligati con l’Istituto. Il presidente Musumeci ha invitato per venerdì 6 aprile tutti i deputati europei eletti in Sicilia a un incontro operativo, nel Palazzo d’Orleans, per individuare una comune strategia da adottare a Bruxelles a favore dell’agricoltura siciliana.

Articolo da: Il gazzettino di Sicilia

 

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I mercati del contadino

Il Mercato del Contadino (Farmer’s Market) di Pianeta Mercati non è solo una vendita diretta dal produttore al consumatore ma si concretizza grazie al rapporto con l’azienda agricola e ad un nuovo modello di sviluppo.

Il consumatore incontra il contadino produttore, conversando e creando quel rapporto di fiducia che potrebbe portare il consumatore a visitare i campi, capire e toccare con mano le caratteristiche qualitative dei prodotti, le metodologie seguite dal contadino.

Il Mercato del Contadino, può e deve essere un modo per riscoprire la vita dei campi e del mondo rurale. Il consumatore deve risparmiare (questo risparmio si realizza con la filiera corta che elimina i molti passaggi che separano il consumatore dal produttore).

Altri punti di forza di questo mercato sono la stagionalità e la produttività territoriale degli alimenti (prodotti locali a Km 0); queste due caratteristiche sono importanti in quanto contribuiscono a garantire un rispetto per gli equilibri naturali e soprattutto per la nostra salute e delle future generazioni.

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Abilitazione per l’acquisto e l’utilizzo di prodotti fitosanitari

E’ stato pubblicato nell’Area formativa dell’Area tematica “PAN Sicilia – Misura Formazione” il Corso e il programma di formazione di base per l’attività di “Consulente”, rivolto a tutti gli interessati in possesso del titolo di studio richiesto. Si invitano gli interessati a presentare la richiesta debitamente compilata e sottoscritta come da modello allegato.
La documentazione richiesta dovrà pervenire anche tramite posta elettronica all’indirizzo omp.acireale@regione.sicilia.it almeno dieci giorni prima dell’inizio del corso.”

Articolo da: Regione Sicilia

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